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La comunità e la strada

Tra vent’anni sarete più delusi per le cose che non avete fatto che per quelle che avete fatto. Quindi mollate le cime. Allontanatevi dal porto sicuro. Prendete con le vostre vele i venti. Esplorate. Sognate. Scoprite. Mark Twain

Il viaggio e la fuga si assomigliano. Hanno in comune l’abbandonare il luogo familiare, il partire e la scoperta di nuovi ambienti e persone. Molto diverso è evidentemente il loro significato e ciò che comportano. Viaggiare non è privo di rischi, solitudini o ambiguità. Eppure è una delle esperienze umane più arricchenti e vere perché, proprio a differenza del fuggire, ha alle spalle una casa a cui poter tornare e un tempo di partenza deciso, libero. Chi fugge non sempre è un debole, ma si trova in situazione di debolezza, di pericolo. Nell’esplorare il mondo porta con sé dei fantasmi con i quali dovrà lottare a lungo e forse per sempre. “Il tuo spirito deve mutare, non il cielo sotto cui vivi. […] Nessun luogo ti piacerà finché non avrai abbandonato il peso che hai nell’animo. Ma quando tu riuscissi a estirpare codesto male, potrai anche essere cacciato nelle terre più lontane e più barbare: ogni luogo, qualunque esso sia, sarà per te ospitale. L’importante è sapere con quale spirito arrivi, non dove arrivi” (Seneca, Lettere a Lucilio).
Molto diversa è dunque la situazione di chi può scegliere di partire, di fare strada avendo preparato i bagagli con cura. Solo con questa si farà strada con tutti i sensi, portando con sé l’anima come la tartaruga porta il guscio. Anche il viaggio non è indolore: “Non ti traghetteremo certo gratis!”, ammoniva il filosofo greco Archiloco. Se ammorbidito da troppi comfort però rischia di far pagare un prezzo diverso: si vede molto, ma non si viaggia davvero. Viaggiare è vivere.

Nella nostra spiritualità scout la strada è fondamentale, è il luogo dove risultano vere le altre componenti della promessa. La strada è il luogo del servizio, è la luce con la quale illuminiamo anche i lunghi mesi di preparazione e formazione. La fede, la politica ed il servizio si vivono per strada. Proprio per questo tutti abbiamo più volte fallito, finendo per scoprire che la strada dove pensavamo di essere era in realtà senza direzione e senso, senza bellezza. Per trovare la strada serve una comunità, dalla quale partire e alla quale ritornare, ricchi di un racconto.

così abbiamo aperto il nostro anno scout 2012-2013. Al centro del grande cerchio c’erano gli scarponi e il nostro fazzolettone, la strada e la comunità. Chiamati – non autocandidati, tutti i capi hanno ricevuto i segni dell’appartenere e del partire. Un capo può trasmettere solo ciò che ha ricevuto. La nostra promessa indica a tutti, dal branco al reparto, dal clan alla comunità capi, che non siamo qui per restare tra noi, ma per partire, senza fuggire.

Don Marco

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